{"video":[{"pos":{"top":0,"left":0},"time":{"start":937,"end":1480},"spot":null,"idx":0,"id":"vd-0","videoId":0},{"pos":{"top":0,"left":0},"time":{"start":954,"end":1480},"spot":null,"idx":1,"id":"vd-1","videoId":1}],"contents":[{"id":"gm-0","pos":{"top":9,"left":93},"time":{"start":22,"end":130},"zoom":9,"mapType":"roadmap","ind":"Frazione Rocca, 39, Parco Nazionale dei Monti Sibillini, 63088 Rocca AP, Italia","loc":{"lat":"42.89","lng":"13.29"}},{"id":"wk-1","pos":{"top":13,"left":92},"time":{"start":149,"end":326.6},"art":"Parco nazionale dei Monti Sibillini","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/7/78/Montisibillini_flickr03.jpg/280px-Montisibillini_flickr03.jpg\"></div><br><div><p><span style=\"font-size: small;\"></span></p>\n\n<p>Il <b>Parco nazionale dei Monti Sibillini</b> è un'area protetta che tutela il massiccio dei Monti Sibillini e si estende tra le regioni di Marche e Umbria, ricadendo su quattro province: Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Perugia.</p>\n<p>È gestito dall'Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini, con sede a Visso.<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1115\nCPU time usage: 0.284 seconds\nReal time usage: 0.348 seconds\nPreprocessor visited node count: 1802/1000000\nPreprocessor generated node count: 10943/1500000\nPost‐expand include size: 13366/2048000 bytes\nTemplate argument size: 4562/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 24/40\nExpensive parser function count: 2/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Parco nazionale dei Monti Sibillini\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Parco nazionale dei Monti Sibillini"},{"id":"wk-2","pos":{"top":"14","left":"91"},"time":{"start":431,"end":467},"art":"Monte Vettore","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/f8/MonteVettore900px.jpg/250px-MonteVettore900px.jpg\"></div><br><div>\n<p><span style=\"font-size: small;\"></span></p>\n<p>Il <b>Monte Vettore</b> (dal latino <i>Victor</i>, vincitore) è il rilievo montuoso più alto del massiccio dei Monti Sibillini, con i suoi 2.476 metri di altitudine, compreso all'interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, appartenente al comune di Montemonaco, provincia di Ascoli Piceno. Durante il Pleistocene superiore (da 125.000 a 10.000 anni fa) il ghiacciaio ha trascinato in avanti detriti morenici che hanno generato, sul versante nord-orientale, uno sbarramento naturale creando un circo glaciale che oggi ospita il Lago di Pilato.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nPreprocessor visited node count: 2675/1000000\nPreprocessor generated node count: 15060/1500000\nPost‐expand include size: 25539/2048000 bytes\nTemplate argument size: 5895/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 28/40\nExpensive parser function count: 23/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Monte Vettore\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Monte Vettore"},{"id":"wk-3","pos":{"top":"14","left":"91"},"time":{"start":497,"end":526},"art":"Monte Sibilla","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/8/85/Panorama_di_un_versante_del_Monte_Sibilla.JPG.jpeg/250px-Panorama_di_un_versante_del_Monte_Sibilla.JPG.jpeg\"></div><br><div>\n<p><span style=\"font-size: small;\"></span></p>\n<p>Il <b>Monte Sibilla</b> è un rilievo montuoso (2.173 m) del gruppo appenninico dei Sibillini. Prende il nome dalla Sibilla Appenninica, mitica abitatrice dell'omonima grotta (situata nei pressi della sommità), che da secoli vela l'altura di un'aura di leggenda e mistero. Amministrativamente è situato nel comune di Montemonaco e per una parte in quello di Montefortino, rispettivamente appartenenti alle province di Ascoli Piceno e Fermo, tutto il territorio è situato nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nPreprocessor visited node count: 2487/1000000\nPreprocessor generated node count: 15032/1500000\nPost‐expand include size: 24375/2048000 bytes\nTemplate argument size: 4993/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 27/40\nExpensive parser function count: 20/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Monte Sibilla\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Monte Sibilla"},{"id":"wk-4","pos":{"top":"13","left":"91"},"time":{"start":528,"end":566},"art":"Grotta della Sibilla","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/cc/GrottaDellaSibilla.jpg/300px-GrottaDellaSibilla.jpg\"></div><br><div>\n\n<p>La <b>Grotta della Sibilla</b>, detta anche <i>grotta delle fate</i>, da non confondersi con l'omonima <i>grotta delle fate</i> sita nel finalese, è una caverna ricavata nella roccia e raggiungibile solo a piedi. Si trova a 2150 m s.l.m., nei pressi della vetta del Monte Sibilla che appartiene alla Catena dei Monti Sibillini raggiungibile dal territorio dei comuni di Montemonaco e Arquata del Tronto.</p>\n\n<p>La grotta deve il suo nome alla leggenda della Sibilla Appenninica, secondo la quale essa non era altro che il punto d'accesso al regno sotterraneo della Regina Sibilla.</p>\n<p>Andrea da Barberino, con il suo romanzo cavalleresco <i>Il Guerrin Meschino</i>, contribuì alla divulgazione della leggenda. Ci racconta la storia di un cavaliere errante che si recò dalla Sibilla per ritrovare i suoi genitori. Per un anno, soggiornò nella grotta e resistette, con tutte le proprie forze, alle tentazioni invocando il nome di Gesù Nazareno.</p>\n\n<p>Numerosi filologi ritengono anche che quella della Sibilla Appenninica sia stata la fonte principale di un'altra celebre leggenda, quella tedesca del Tannhäuser, la quale in effetti presenta innumerevoli analogie con la storia del Guerin Meschino.</p>\n<p>Il complesso ipogeo viene descritto, sulla scorta dei racconti popolari raccolti sul posto, per la prima volta nel 1420, dal francese Antoine de La Sale che si reca alla grotta su ordine della Duchessa Agnese di Borgogna. Egli però a causa delle frane già avvenute nell'alto medioevo all'interno della grotta, può disegnarne (con rara precisione) soltanto la pianta topografica del vestibolo dell'antro ancora conservato intatto. Questo importante documento è conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Si tratta di un ampio spazio circolare, con dei sedili di pietra scavati tutt'intorno nella roccia \"intalieux tout entour\".</p>\n<p>Una più recente e senz'altro affidabile descrizione, la quale tuttavia non si discosta di molto da quella del de La Sale, è fornita a metà XX secolo dal Lippi-Boncambi: lo studioso fu uno degli ultimi visitatori della grotta prima che l'ingresso crollasse definitivamente a seguito di un utilizzo scellerato di esplosivi che, invece di contribuire ad aprirla ulteriormente, ne causò la chiusura forse definitiva.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nPreprocessor visited node count: 1702/1000000\nPreprocessor generated node count: 14803/1500000\nPost‐expand include size: 20967/2048000 bytes\nTemplate argument size: 4327/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 27/40\nExpensive parser function count: 8/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Grotta della Sibilla\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Grotta della Sibilla"},{"id":"wk-5","pos":{"top":"14","left":"91"},"time":{"start":571,"end":601},"art":"Clareni","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http:null\"></div><br><div><p>I <b>clareni</b> sono un'antica congregazione di francescani riformati: vennero uniti agli osservanti nel 1568.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nPreprocessor visited node count: 1/1000000\nPreprocessor generated node count: 4/1500000\nPost‐expand include size: 0/2048000 bytes\nTemplate argument size: 0/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 1/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Clareni\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Clareni"},{"id":"wk-6","pos":{"top":"14","left":"91"},"time":{"start":603,"end":649},"art":"Santuario di Macereto","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/d/d4/Macereto_800x600.JPG/260px-Macereto_800x600.JPG\"></div><br><div>\n\n<p><br>\nIl <b>Santuario di Macereto</b> è un complesso religioso che si trova nel territorio comunale di Visso, nei Monti Sibillini, ad un'altezza di circa 1000 metri s.l.m. È situato nell'omonimo altopiano, nei cui pressi sorgeva un tempo il castello dei conti di Fiastra. Si tratta della maggiore espressione dell'Architettura rinascimentale del '500 nelle Marche.</p>\n<p>Vuole la tradizione che il 12 agosto 1359, nel trasportare una statua lignea della Madonna con Bambino da Loreto al Regno di Napoli, i muli facenti parte della carovana si fermarono in ginocchio sul sito attualmente occupato dal santuario, e da lì non vollero più ripartire, nonostante i calci e le frustate. I popolani accorsi in aiuto videro nell'accaduto un segno divino, e pretesero che la statua rimanesse lì, così nel giro di pochi anni venne costruita sul luogo una primitiva chiesetta dedicata alla Madonna.</p>\n<p>Nel secondo '400 la statua originale venne sostituita da un'altra, attualmente conservata nel Museo pinacoteca di Visso.</p>\n<p>Nel 1529 cominciarono invece i lavori per la costruzione del santuario (che ingloberà la primitiva edicola), con l'architetto Giovan Battista da Lugano, il quale riprese un precedente progetto del Bramante. Dopo la morte del Lugano, avvenuta probabilmente durante i lavori di edificazione, questi terminarono nel 1556 sotto la direzione di Filippo Salvi da Bissone.</p>\n<p>Il santuario fa parte di un più ampio complesso architettonico comprendente la chiesa, la Casa dei Pellegrini, la Casa del Corpo di Guardia ed il Palazzo delle Guaite. La basilica è a pianta ottagonale con tre ingressi e al suo centro si trova un tempietto in cui è incisa in latino la storia del miracolo di Macereto. La conca absidale attorno all'altare maggiore è decorata con affreschi di Simone De Magistris.[1]</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nPreprocessor visited node count: 472/1000000\nPreprocessor generated node count: 8456/1500000\nPost‐expand include size: 3283/2048000 bytes\nTemplate argument size: 999/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 14/40\nExpensive parser function count: 7/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Santuario di Macereto\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Santuario di Macereto"},{"id":"wk-7","pos":{"top":"14","left":"91"},"time":{"start":657.2,"end":719},"art":"Lago di Pilato","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/0/00/Lago_di_Pilato_per_wiki_.jpg/260px-Lago_di_Pilato_per_wiki_.jpg\"></div><br><div>\n\n<p><br>\nIl <b>Lago di Pilato</b> è uno specchio d'acqua montano situato sul Monte Vettore, nel massiccio e nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini ad una quota di 1.941 m s.l.m., appartenente al comune di Montemonaco, provincia di Ascoli Piceno.</p>\n<p>È conosciuto e spesso definito \"il lago con gli occhiali\" per la forma dei suoi invasi complementari e comunicanti nei periodi di maggiore presenza di acqua.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nPreprocessor visited node count: 1929/1000000\nPreprocessor generated node count: 16080/1500000\nPost‐expand include size: 19921/2048000 bytes\nTemplate argument size: 4190/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 26/40\nExpensive parser function count: 16/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Lago di Pilato\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Lago di Pilato"},{"id":"wk-8","pos":{"top":"13","left":"90"},"time":{"start":722.2,"end":779},"art":"Chirocephalus marchesonii","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n<p>Il <b>chirocefalo del Marchesoni</b> (<i>Chirocephalus marchesonii</i> Ruffo &amp; Vesentini, 1957) è un crostaceo branchiopode della famiglia <i>Chirocephalidae</i>, endemico del Lago di Pilato (Marche).</p>\n<p>Venne rinvenuto per la prima volta nel 1954 da Vittorio Marchesoni, direttore dell'Istituto di Botanica dell'Università di Camerino, durante una delle sue periodiche escursioni nei Monti Sibillini. Ulteriori campionamenti vennero effettuati successivamente da Ruffo e Vesentini (1957) che stabilirono che si trattava di una nuova specie. La nuova entità venne pertanto dedicata a Vittorio Marchesoni e denominata <i>Chirocephalus marchesonii</i>.</p>\n<p>La caratteristica più interessante degli anostraci consiste nel loro adattamento ad ambienti sottoposti a forti stress stagionali. Si tratta soprattutto di raccolte d'acqua temporanee e piccoli bacini astatici, caratterizzati da un periodo di completa assenza dell'acqua (prosciugamento/congelamento) e/o da fluttuazioni di livello e, di conseguenza, anche da oscillazioni dei parametri fisico-chimici, a volte notevoli. Per far fronte a tali difficoltà ambientali essi producono forme di resistenza dette cisti, all'interno delle quali l'embrione, il cui sviluppo è arrestato allo stadio di gastrula, è isolato da una parete protettiva che gli consente di conservare la vitalità fino a che non si ricreano le condizioni idonee alla schiusa.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nPreprocessor visited node count: 413/1000000\nPreprocessor generated node count: 6005/1500000\nPost‐expand include size: 4377/2048000 bytes\nTemplate argument size: 739/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Chirocephalus marchesonii\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Chirocephalus marchesonii"},{"id":"wk-9","pos":{"top":"13","left":"91"},"time":{"start":780,"end":905},"art":"Piani di Castelluccio","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/7/7d/Castelluccio_di_Norcia.jpg/260px-Castelluccio_di_Norcia.jpg\"></div><br><div><p><span style=\"font-size: small;\"></span></p>\n\n<p>I <b>Piani di Castelluccio</b> sono un altopiano carsico-alluvionale dell'Appennino centrale (Appennino Umbro-Marchigiano), situato nel versante umbro dei Monti Sibillini ai piedi del Monte Vettore, all'interno del territorio del comune di Norcia, nei pressi della frazione di Castelluccio, e del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, e che costituisce il fondo di un antico lago appenninico, ora prosciugatosi e noto per i suoi fenomeni carsici.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nPreprocessor visited node count: 1125/1000000\nPreprocessor generated node count: 10322/1500000\nPost‐expand include size: 7008/2048000 bytes\nTemplate argument size: 3378/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 25/40\nExpensive parser function count: 7/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Piani di Castelluccio\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Piani di Castelluccio"},{"id":"wk-10","pos":{"top":"14","left":"91"},"time":{"start":933,"end":950},"art":"Orso marsicano","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n<p>L'<b>orso bruno marsicano</b> (<i>Ursus arctos marsicanus</i> <small>Altobello, 1921</small>) è un mammifero onnivoro della famiglia degli Ursidi: in particolare, si tratta di una sottospecie dell'orso bruno (<i>Ursus arctos</i>) endemica dell'Italia centro-meridionale, dove sopravvive con una cinquantina di esemplari.<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nPreprocessor visited node count: 441/1000000\nPreprocessor generated node count: 5895/1500000\nPost‐expand include size: 5383/2048000 bytes\nTemplate argument size: 732/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Ursus arctos marsicanus\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Ursus arctos marsicanus"},{"id":"wk-11","pos":{"top":"14","left":"90"},"time":{"start":951,"end":987},"art":"Canis lupus italicus","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n\n<p>Il <b>lupo appenninico</b> (<i><b>Canis lupus italicus</b></i>) è una sottospecie del lupo che popola le foreste e i boschi della dorsale appenninica. Il recente aumento della popolazione lo ha portato a distribuirsi anche sul settore occidentale dell'arco alpino.<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nCPU time usage: 0.236 seconds\nReal time usage: 0.319 seconds\nPreprocessor visited node count: 655/1000000\nPreprocessor generated node count: 7514/1500000\nPost‐expand include size: 10158/2048000 bytes\nTemplate argument size: 2387/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 3/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Canis lupus italicus\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Canis lupus italicus"},{"id":"tx-12","pos":{"top":15,"left":91},"time":{"start":1006,"end":1079},"title":"Mela rosa","text":"<p>La mela rosa&nbsp;&egrave; una variet&agrave; tradizionale di tutto l&rsquo;areale della collina pedemontana dell&rsquo;Italia centrale.<br />\nIl biotopo pi&ugrave; diffuso e tradizionale si individua nell&rsquo;area preappenninica dei Monti Sibillini ed &egrave; quello che viene comunemente denominato&nbsp;mela rosa marchigiana.&nbsp;<br />\nTipica, in esemplari sparsi, anche negli orti e nei giardini, costituiva il tadizionale frutteto familiare.&nbsp;<br />\nE&rsquo; una variet&agrave; antica, della quale si rinvengono notizie storiche risalenti ad epoche remote:</p>\n\n<p>&ldquo;Quanto a sapore, le mele di Tivoli sono inferiori a quelle del Piceno, che per&ograve; fanno pi&ugrave; figura&rdquo;</p>\n\n<p>Quinto Orazio Flacco (65 a.C.), satire oraziane, quarta ed ottava del secondo libro.</p>\n\n<p>La zona di coltivazione coincide con il territorio della&nbsp;Comunit&agrave; Montana dei Sibillini.</p>\n\n<p>Si sviluppa quindi a partire dalle aree pedocollinari fino alle alte valli appenniniche e ai versanti a ridosso della catena dei Monti Sibillini.</p>\n\n<p>La fascia altimetrica di riferimento &egrave; quella compresa tra i 450 e i 900 metri sul livello del mare.</p>\n\n<p>In tale areale la spiccata vocazionalit&agrave; della specie melo, permette di valorizzare ed esaltare le peculiarit&agrave; organolettiche degli ecotipi e nel contempo limitare o annullare gli interventi di difesa dalle avversit&agrave;.</p>\n\n<p>La mela rosa:FAMIGLIA: Rosaceae Juss.; GENERE: Malus; SPECIE: Malus Communis,&nbsp;&egrave; una variet&agrave; popolazione, per cui si diversificano, all&rsquo;interno della stessa, tipologie di frutti e comportamenti.</p>\n\n<p>La tipica mela rosa &egrave; riconoscibile per avere frutto medio-piccolo, irregolare, forma appiattita asimmetrica; cavit&agrave; peduncolare mediamente profonda e stretta; cavit&agrave; calicina poco profonda e larga, entrambe asimmetriche.</p>\n\n<p>Il peduncolo &egrave; molto corto; la buccia &egrave; liscia, di medio spessore, di colore verde intenso soffuso o striato di rosso-vinoso (detto &ldquo;rosa&rdquo;), con rugginosit&agrave; localizzata nella zona peduncolare; la polpa &egrave; bianca, traslucida, soda, croccante, di sapore zuccherino acidulo.</p>\n\n<p>L&rsquo;elevata resistenza alle fitopatie, agli insetti e alle fisiopatie della mela rosa, &egrave; dovuta sia alla particolare localizzazione geografica del contesto produttivo e quindi al clima, sia alle caratteristiche genetiche degli ecotipi.</p>\n\n<p>Le peculiari condizioni climatiche della zona, prime fra tutte l&rsquo;escursione termica giornaliera e stagionale e l&rsquo;albedo, interferiscono positivamente sulle caratteristiche organolettiche del prodotto, rendendolo unico e particolare.</p>\n\n<p><strong>Un ecotipo di mela rosa prodotto in alta collina e/o montagna &egrave; diverso dallo stesso ecotipo coltivato in pianura.</strong></p>\n\n<p>Ma questo tipo di considerazione vale anche per le altre variet&agrave; di melo.</p>\n\n<p>&nbsp;</p>\n"}]}

Parchi italiani I - Monti Sibillini. Nel regno della Sibilla

 

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