{"video":[{"pos":{"top":0,"left":0},"time":{"start":1431,"end":2001},"spot":null,"idx":0,"id":"vd-0","videoId":0},{"pos":{"top":0,"left":0},"time":{"start":1453,"end":2000},"spot":null,"idx":1,"id":"vd-1","videoId":1}],"contents":[{"id":"gm-0","pos":{"top":"14","left":"91"},"time":{"start":24,"end":54},"zoom":8,"mapType":"roadmap","ind":"Parco Nazionale del Vesuvio, Torre del Greco NA, Italia","loc":{"lat":"40.78","lng":"14.47"}},{"id":"wk-1","pos":{"top":"13","left":"91"},"time":{"start":164,"end":194},"art":"Vesuvio","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/af/Vesuvius_from_plane.jpg/250px-Vesuvius_from_plane.jpg\"></div><br><div>\n\n\n<p><span style=\"font-size: small;\"></span></p>\n\n<p>Il <b>Vesuvio</b> è un vulcano esplosivo o effusivo in stato di quiescenza dal 1944, situato nel versante orientale della provincia di Napoli, nel territorio dell'omonimo parco nazionale istituito nel 1995. La sua altezza, al 2010, è di 1.281 m, sorge all'interno di una caldera di 4&nbsp;km di diametro. Quest'ultima rappresenta ciò che è rimasto dell'ex edificio vulcanico (Monte Somma) dopo la grande eruzione del 79 d.C., che determinò il crollo del fianco sud-orientale in corrispondenza del quale si è successivamente formato il cratere attuale. È attualmente l'unico vulcano attivo di tutta l'Europa continentale.</p>\n<p>È uno dei vulcani pericolosi più studiati al mondo; ciò è dovuto al fatto che sulle sue pendici abitano circa 700.000 persone e le conseguenze dell'eruzione sarebbero estremamente devastanti.</p>\n<p>Nel 1997 il Vesuvio è stato eletto dall'Unesco (con il vicino Miglio d'Oro) tra le riserve mondiali della biosfera.</p>\n<p>Nel 1999 l'attività sismica era in lieve aumento a causa di varie scosse di terremoto intorno alla magnitudo 3 che sono state avvertite dalla popolazione.</p>\n<p>Nel 2007 il Vesuvio è stato proposto alla selezione per eleggere le sette meraviglie del mondo naturale come <i>Bellezza naturale italiana</i>, non riuscendo però ad essere eletto dopo essere arrivato in finale.</p>\n<p>Nel 2013 è stata ampliata la \"zona rossa\" del Vesuvio che ora comprende 24 comuni vesuviani.<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1193\nCPU time usage: 0.532 seconds\nReal time usage: 0.667 seconds\nPreprocessor visited node count: 2559/1000000\nPreprocessor generated node count: 16324/1500000\nPost‐expand include size: 25797/2048000 bytes\nTemplate argument size: 5807/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 29/40\nExpensive parser function count: 4/500\nLua time usage: 0.003s\nLua memory usage: 480 KB\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Vesuvio\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Vesuvio"},{"id":"wk-2","pos":{"top":"14","left":"91"},"time":{"start":329,"end":359},"art":"Museo di mineralogia (Napoli)","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/6a/Museo_di_scienze_mineralogiche_Napoli.jpg/200px-Museo_di_scienze_mineralogiche_Napoli.jpg\"></div><br><div><p><span style=\"font-size: small;\"></span></p>\n\n<p>Il <b>Real Museo Mineralogico</b> fu istituito - primo in Italia - nel 1801 da Ferdinando IV di Borbone ed ha sede nella ex Biblioteca del Collegio Massimo dei Gesuiti. Fra gli studiosi che vi hanno operato, vi sono Matteo Tondi, Carminantonio Lippi, Arcangelo Scacchi e Ferruccio Zambonini.</p>\n<p>Il Museo conserva circa 30.000 campioni, tra i quali alcuni molto rari per dimensioni o bellezza e oggi fa parte del Centro Musei Scienze Naturali dell'Università Federico II.<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1130\nCPU time usage: 0.196 seconds\nReal time usage: 0.229 seconds\nPreprocessor visited node count: 548/1000000\nPreprocessor generated node count: 3121/1500000\nPost‐expand include size: 4975/2048000 bytes\nTemplate argument size: 2233/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 26/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Museo di mineralogia (Napoli)\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Museo di mineralogia (Napoli)"},{"id":"wk-3","pos":{"top":"15","left":"91"},"time":{"start":412,"end":442},"art":"Osservatorio Vesuviano","lang":"it","wiki":"<div>\n<p>L'<b>Osservatorio Vesuviano</b> è il più antico osservatorio vulcanologico del mondo, fondato dal re delle due Sicilie Ferdinando II di Borbone. Alla sua fondazione, che risale al 1841, la sede era situata alle pendici del Vesuvio. L'Osservatorio Vesuviano fu inaugurato nel 1845 durante il VII Congresso degli Scienziati Italiani, tenutosi a Napoli. Il primo direttore fu il fisico parmense Macedonio Melloni, a cui seguì Luigi Palmieri, inventore del primo sismografo elettromagnetico (1856). Tra i successivi direttori si ricordano Giuseppe Mercalli, Raffaele Matteucci, Giuseppe Imbò e Giuseppe Luongo. Oggi nel vecchio sito si trovano il museo e la biblioteca storica, mentre i laboratori ed il Centro di Sorveglianza si trovano a Fuorigrotta (Napoli).<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1201\nCPU time usage: 0.060 seconds\nReal time usage: 0.074 seconds\nPreprocessor visited node count: 22/1000000\nPreprocessor generated node count: 146/1500000\nPost‐expand include size: 51/2048000 bytes\nTemplate argument size: 0/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 3/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Osservatorio Vesuviano\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Osservatorio Vesuviano"},{"id":"wk-4","pos":{"top":"13","left":"89"},"time":{"start":1046,"end":1076},"art":"Eruzione del Vesuvio del 1944","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/e/e4/Eruzione_del_Vesuvio_del_1944.jpg/300px-Eruzione_del_Vesuvio_del_1944.jpg\"></div><br><div>\n\n<p>L'ultima eruzione del Vesuvio è datata al 1944, nel corso della seconda guerra mondiale. Il fenomeno eruttivo inizia tuttavia il 12 agosto 1943, con la fuoriuscita della lava che sgorga da una bocca posta al piede del conetto del vulcano. L'apertura di questa bocca causa il crollo del conetto stesso e così, si determina un aumento delle fuoriuscite divenendo vere e proprie esplosioni.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1137\nCPU time usage: 0.132 seconds\nReal time usage: 0.161 seconds\nPreprocessor visited node count: 199/1000000\nPreprocessor generated node count: 1194/1500000\nPost‐expand include size: 2439/2048000 bytes\nTemplate argument size: 1085/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 9/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Eruzione del Vesuvio del 1944\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Eruzione del Vesuvio del 1944"},{"id":"wk-5","pos":{"top":"16","left":"90"},"time":{"start":1450,"end":1480},"art":"Sparviero","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n\n<p>Lo <b>sparviere eurasiatico</b> (<i><b>Accipiter nisus</b></i> (<span style=\"font-variant: small-caps\">Linnaeus, 1758)</span>) è un rapace appartenente alla famiglia Accipitridae, diffuso nelle zone temperate di Eurasia e Africa.<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1204\nCPU time usage: 0.212 seconds\nReal time usage: 0.241 seconds\nPreprocessor visited node count: 577/1000000\nPreprocessor generated node count: 6650/1500000\nPost‐expand include size: 8909/2048000 bytes\nTemplate argument size: 1733/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Accipiter nisus\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Accipiter nisus"},{"id":"wk-6","pos":{"top":"14","left":"90"},"time":{"start":1536,"end":1566},"art":"Corvo imperiale","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n\n\n<p>Il <b>corvo imperiale</b> (<i><b>Corvus corax</b></i> <span style=\"font-variant: small-caps\">Linnaeus</span>, 1758) è un uccello passeriforme appartenente alla famiglia Corvidae, diffuso in Eurasia, Nordafrica e America Settentrionale. Assieme al congenere <i>Corvus crassirostris</i> è il più grande rappresentante della propria famiglia, nonché uno fra i massimi esponenti dell'ordine dei passeriformi.</p>\n<p>Originario dell'Eurasia, il corvo imperiale sfruttò il ponte di terra dello stretto di Bering formatosi durante le ere glaciali del Pleistocene per colonizzare il Nord America: si tratta quindi di uno dei pochi animali (fra gli altri vi sono ad esempio l'alce, il lupo e l'orso bruno) ad essere presente in ambedue i continenti senza esservi stato importato dall'uomo. Nonostante sia assai ben diffuso e rappresentato in tutto il suo areale, a causa della sua naturale diffidenza e circospezione il corvo imperiale risulta assai più raro da avvistare rispetto ad altri corvidi, come ad esempio le cornacchie.</p>\n<p>La sua innata cautela lo porta infatti ad eleggere a propria dimora luoghi selvaggi e relativamente difficili da raggiungere, come aree rocciose e foreste, anche se qualora non venga disturbato dall'uomo può frequentare anche ambienti antropizzati, risultando in alcuni casi addirittura nocivo. Se preso in tenera età, il corvo imperiale può essere addomesticato facilmente e dà prova di grande intelligenza, affezionandosi ai propri padroni ed imparando ad imitare la voce umana ed addirittura a risolvere problemi elementari.</p>\n<p>Pur essendo un parente abbastanza stretto dei comuni passeri e canarini, si può dire che il corvo imperiale sostituisca gli avvoltoi nell'emisfero boreale. Rispetto a questi ultimi, tuttavia, la sua dieta risulta assai più varia, in quanto esso si nutre praticamente di tutto ciò che è in grado di inghiottire dopo averlo spezzettato col forte becco.<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1194\nCPU time usage: 0.260 seconds\nReal time usage: 0.300 seconds\nPreprocessor visited node count: 590/1000000\nPreprocessor generated node count: 6730/1500000\nPost‐expand include size: 9562/2048000 bytes\nTemplate argument size: 1652/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 0/500\nLua time usage: 0.003s\nLua memory usage: 480 KB\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Corvus corax\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Corvus corax"},{"id":"wk-7","pos":{"top":"13","left":"91"},"time":{"start":1727,"end":1772},"art":"Osservatorio vesuviano","lang":"it","wiki":"<div>\n<p>L'<b>Osservatorio Vesuviano</b> è il più antico osservatorio vulcanologico del mondo, fondato dal re delle due Sicilie Ferdinando II di Borbone. Alla sua fondazione, che risale al 1841, la sede era situata alle pendici del Vesuvio. L'Osservatorio Vesuviano fu inaugurato nel 1845 durante il VII Congresso degli Scienziati Italiani, tenutosi a Napoli. Il primo direttore fu il fisico parmense Macedonio Melloni, a cui seguì Luigi Palmieri, inventore del primo sismografo elettromagnetico (1856). Tra i successivi direttori si ricordano Giuseppe Mercalli, Raffaele Matteucci, Giuseppe Imbò e Giuseppe Luongo. Oggi nel vecchio sito si trovano il museo e la biblioteca storica, mentre i laboratori ed il Centro di Sorveglianza si trovano a Fuorigrotta (Napoli).<br>\n</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1207\nCPU time usage: 0.080 seconds\nReal time usage: 0.094 seconds\nPreprocessor visited node count: 22/1000000\nPreprocessor generated node count: 146/1500000\nPost‐expand include size: 51/2048000 bytes\nTemplate argument size: 0/2048000 bytes\nHighest expansion depth: 3/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n</div><a href=\"http://it.wikipedia.org/wiki/Osservatorio Vesuviano\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Osservatorio Vesuviano"},{"id":"gm-8","pos":{"top":5,"left":96},"time":{"start":660.2,"end":690.2},"zoom":8,"mapType":"roadmap","ind":"Pompei, NA, Italia","loc":{"lat":"40.75","lng":"14.50"}},{"id":"wk-9","pos":{"top":5,"left":96},"time":{"start":884.7,"end":914.7},"art":"Geometridae","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n<p>I <b>Geometridi</b> (<b>Geometridae</b> <span style=\"font-variant: small-caps\">Leach</span>, 1815) sono una famiglia di lepidotteri che comprende circa 21.000 specie, di cui poco più di 930 presenti in Europa. Si tratta della famiglia di lepidotteri più numerosa dopo le Erebidae. Sono diffuse in tutti i continenti e prediligono la foresta di latifoglie più o meno rada. 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Desf. è una specie di <i>Alnus</i> endemico del Sud Italia e della Corsica. 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Occupa una superficie di 1.005 ha nella città metropolitana di Napoli e fa parte del Parco nazionale del Vesuvio.</p>\n\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1276\nCached time: 20170310142957\nCache expiry: 2592000\nDynamic content: false\nCPU time usage: 0.176 seconds\nReal time usage: 0.233 seconds\nPreprocessor visited node count: 7682/1000000\nPreprocessor generated node count: 0/1500000\nPost‐expand include size: 7409/2097152 bytes\nTemplate argument size: 2544/2097152 bytes\nHighest expansion depth: 14/40\nExpensive parser function count: 10/500\nLua time usage: 0.041/10.000 seconds\nLua memory usage: 1.59 MB/50 MB\n-->\n<!--\nTransclusion expansion time report (%,ms,calls,template)\n100.00% 212.680 1 -total\n 63.48% 134.999 1 Template:Area_protetta\n 36.49% 77.617 1 Template:S\n 35.33% 75.142 1 Template:Avviso\n 30.31% 64.464 5 Template:Icona_argomento\n 24.75% 52.637 1 Template:Wikidata\n 9.97% 21.211 3 Template:Controllo_Wikidata\n 8.71% 18.521 1 Template:IT-CAM\n 8.25% 17.540 1 Template:Band_div\n 3.82% 8.132 2 Template:Divisione_amministrativa/Stemmi\n-->\n</div><a href=\"https://it.wikipedia.org/wiki/Riserva naturale Tirone Alto Vesuvio\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Riserva naturale Tirone Alto Vesuvio"},{"id":"wk-12","pos":{"top":5,"left":96},"time":{"start":113.1,"end":143.1},"art":"Parco nazionale del Vesuvio","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/0/03/Flag_of_Italy.svg/20px-Flag_of_Italy.svg.png\"></div><br><div><p><span style=\"font-size: small\"></span></p>\n\n\n<p>Il <b>Parco nazionale del Vesuvio</b> è nato il 5 giugno 1995 per il grande interesse geologico, biologico e storico che il suo territorio rappresenta. Il parco si sviluppa attorno al vulcano Vesuvio e la sua sede è collocata nel comune di Ottaviano.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1230\nCached time: 20170310143106\nCache expiry: 2592000\nDynamic content: false\nCPU time usage: 0.144 seconds\nReal time usage: 0.193 seconds\nPreprocessor visited node count: 595/1000000\nPreprocessor generated node count: 0/1500000\nPost‐expand include size: 8216/2097152 bytes\nTemplate argument size: 1326/2097152 bytes\nHighest expansion depth: 14/40\nExpensive parser function count: 5/500\nLua time usage: 0.064/10.000 seconds\nLua memory usage: 2.09 MB/50 MB\n-->\n<!--\nTransclusion expansion time report (%,ms,calls,template)\n100.00% 165.540 1 -total\n 63.67% 105.396 1 Template:Area_protetta\n 36.27% 60.034 1 Template:Coord\n 18.78% 31.091 1 Template:IT-CAM\n 18.19% 30.119 1 Template:Band_div\n 16.24% 26.891 3 Template:Controllo_Wikidata\n 9.45% 15.644 1 Template:Divisione_amministrativa/Voci\n 7.58% 12.554 2 Template:Divisione_amministrativa/Stemmi\n 7.11% 11.766 1 Template:Divisione_amministrativa/Voci/ITA\n 6.42% 10.622 3 Template:Divisione_amministrativa/Stemmi/ITA\n-->\n</div><a href=\"https://it.wikipedia.org/wiki/Parco nazionale del Vesuvio\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Parco nazionale del Vesuvio"},{"id":"wk-13","pos":{"top":5,"left":96},"time":{"start":463.5,"end":493.5},"art":"Lichene","lang":"it","wiki":"<div>\n\n\n<p>I <b>licheni</b> sono organismi simbionti derivanti dall'associazione di due individui: un organismo autotrofo, un cianobatterio o un'alga, (per lo più una clorofita), e un fungo, in genere un ascomicete o un basidiomicete. Sono caratterizzati da un tallo e vengono classificati basandosi sulla tassonomia della specie fungina (nelle classificazioni precedenti facevano parte delle crittogame).</p>\n<p>I due simbionti convivono traendo reciproco vantaggio: il fungo, eterotrofo, sopravvive grazie ai composti organici prodotti dalla fotosintesi del cianobatterio o dell'alga, mentre quest'ultima riceve in cambio protezione, sali minerali ed acqua.</p>\n<p>L'evoluzione della lichenizzazione è probabilmente molto antica e non è avvenuta da un gruppo monofiletico di funghi lichenizzati. La lichenizzazione si è evoluta indipendentemente in numerosi gruppi, ipotesi avallata anche dai recenti studi molecolari.</p>\n<p>La vera natura simbiotica fu riconosciuta solo nel 1867 da Simon Schwendener.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1195\nCached time: 20170310143933\nCache expiry: 2592000\nDynamic content: false\nCPU time usage: 0.104 seconds\nReal time usage: 0.122 seconds\nPreprocessor visited node count: 3670/1000000\nPreprocessor generated node count: 0/1500000\nPost‐expand include size: 6515/2097152 bytes\nTemplate argument size: 2234/2097152 bytes\nHighest expansion depth: 12/40\nExpensive parser function count: 6/500\n-->\n<!--\nTransclusion expansion time report (%,ms,calls,template)\n100.00% 96.450 1 -total\n 94.37% 91.019 2 Template:Avviso\n 77.79% 75.032 1 Template:S\n 66.22% 63.867 5 Template:Icona_argomento\n 22.08% 21.295 1 Template:F\n 15.94% 15.376 2 Template:Categorie_avviso\n 2.96% 2.859 1 Template:Icona_lavoro\n 2.35% 2.263 2 Template:Argomenti_avviso\n-->\n</div><a href=\"https://it.wikipedia.org/wiki/Lichene\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Lichene"},{"id":"wk-14","pos":{"top":5,"left":96},"time":{"start":499.9,"end":529.9},"art":"Specie pioniera","lang":"it","wiki":"<div>\n\n\n<p>Si definisce <b>specie</b> o <b>pianta pioniera</b> una specie vegetale che riesce a insediarsi per prima su dei terreni di recente formazione, come quelli derivati da frane o colate laviche, dune costiere o terreni in cui la vegetazione sia stata distrutta da incendi.<br>\nSi tratta di piante in genere molto resistenti, che si adattano anche a suoli poco profondi e poveri di sostanze nutritive. Queste piante modificano il terreno e lo rendono più adatto ad altre specie più esigenti che si insedieranno successivamente.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1290\nCached time: 20170310144323\nCache expiry: 2592000\nDynamic content: false\nCPU time usage: 0.052 seconds\nReal time usage: 0.064 seconds\nPreprocessor visited node count: 2533/1000000\nPreprocessor generated node count: 0/1500000\nPost‐expand include size: 2239/2097152 bytes\nTemplate argument size: 702/2097152 bytes\nHighest expansion depth: 11/40\nExpensive parser function count: 2/500\n-->\n<!--\nTransclusion expansion time report (%,ms,calls,template)\n100.00% 49.466 1 Template:S\n100.00% 49.466 1 -total\n 95.51% 47.243 1 Template:Avviso\n 74.67% 36.937 3 Template:Icona_argomento\n 11.40% 5.639 1 Template:Categorie_avviso\n 2.86% 1.416 1 Template:Argomenti_avviso\n-->\n</div><a href=\"https://it.wikipedia.org/wiki/Specie pioniera\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Specie pioniera"},{"id":"wk-15","pos":{"top":5,"left":96},"time":{"start":578,"end":608},"art":"Glaucium flavum","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n\n<p>Il <b>Papavero giallo</b> (<i>Glaucium flavum</i> <small>Crantz, 1763</small>) è una pianta erbacea della famiglia delle Papaveracee, diffusa nelle zone costiere del bacino del Mediterraneo.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1198\nCached time: 20170310144729\nCache expiry: 2592000\nDynamic content: false\nCPU time usage: 0.056 seconds\nReal time usage: 0.068 seconds\nPreprocessor visited node count: 499/1000000\nPreprocessor generated node count: 0/1500000\nPost‐expand include size: 6328/2097152 bytes\nTemplate argument size: 1202/2097152 bytes\nHighest expansion depth: 8/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n<!--\nTransclusion expansion time report (%,ms,calls,template)\n100.00% 39.806 1 Template:Tassobox\n100.00% 39.806 1 -total\n 19.81% 7.884 1 Template:Come_leggere_il_tassobox\n 13.15% 5.236 1 Template:Tassobox/Categoria\n 8.21% 3.267 5 Template:Tassobox/Colore\n-->\n</div><a href=\"https://it.wikipedia.org/wiki/Glaucium flavum\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Glaucium flavum"},{"id":"wk-16","pos":{"top":5,"left":96},"time":{"start":691.4,"end":721.4},"art":"Eruzione del Vesuvio del 79","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/0/00/Joseph_Wright_of_Derby_-_Vesuvius_from_Portici.jpg/260px-Joseph_Wright_of_Derby_-_Vesuvius_from_Portici.jpg\"></div><br><div>\n\n<p>L'<b>eruzione del Vesuvio del 79 d.C.</b> è il principale evento eruttivo verificatosi sul Vesuvio in epoca storica. L'eruzione, che ha profondamente modificato la morfologia del vulcano, ha provocato la distruzione delle città di Ercolano, Pompei, Stabia e Oplontis, le cui rovine, rimaste sepolte sotto strati di pomici, sono state riportate alla luce a partire dal XVIII secolo.</p>\n\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1200\nCached time: 20170310145145\nCache expiry: 2592000\nDynamic content: false\nCPU time usage: 0.096 seconds\nReal time usage: 0.130 seconds\nPreprocessor visited node count: 241/1000000\nPreprocessor generated node count: 0/1500000\nPost‐expand include size: 4094/2097152 bytes\nTemplate argument size: 1386/2097152 bytes\nHighest expansion depth: 7/40\nExpensive parser function count: 0/500\nLua time usage: 0.039/10.000 seconds\nLua memory usage: 1.57 MB/50 MB\n-->\n<!--\nTransclusion expansion time report (%,ms,calls,template)\n100.00% 122.021 1 -total\n 71.16% 86.835 1 Template:AttivitàEruttive\n 38.35% 46.792 1 Template:Box_immagine\n 36.54% 44.590 1 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Vesuviana"},{"id":"wk-18","pos":{"top":5,"left":96},"time":{"start":839,"end":869},"art":"Foresta mediterranea sempreverde","lang":"it","wiki":"<div>\n<p>La <b>foresta mediterranea sempreverde</b> o <b>foresta mediterranea di sclerofille</b> è un'associazione vegetale degli ambienti mediterranei composta da piante a portamento arboreo che si sviluppa nelle migliori condizioni di temperatura e piovosità.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1223\nCached time: 20170310145915\nCache expiry: 2592000\nDynamic content: false\nCPU time usage: 0.004 seconds\nReal time usage: 0.008 seconds\nPreprocessor visited node count: 8/1000000\nPreprocessor generated node count: 0/1500000\nPost‐expand include size: 692/2097152 bytes\nTemplate argument size: 0/2097152 bytes\nHighest expansion depth: 2/40\nExpensive parser function count: 0/500\n-->\n<!--\nTransclusion expansion time report (%,ms,calls,template)\n100.00% 0.979 1 Template:Ecomed\n100.00% 0.979 1 -total\n-->\n</div><a href=\"https://it.wikipedia.org/wiki/Foresta mediterranea sempreverde\" target=\"_blank\">Continua a leggere..</a>","title":"Foresta mediterranea sempreverde"},{"id":"wk-19","pos":{"top":5,"left":96},"time":{"start":1007.6,"end":1037.6},"art":"Genisteae","lang":"it","wiki":"<div style=\"float:left;margin-right:10px\"><img src=\"http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/51/Information-silk.svg/16px-Information-silk.svg.png\"></div><br><div>\n<p><b>Genisteae</b> <small>(Bronn) Dumort, 1827</small> è una tribù di piante appartenenti alla famiglia delle Fabaceae (sottofamiglia Faboideae).</p>\n<p>Con il nome comune generico di <b>ginestra</b> si indicano molte delle specie appartenenti a questa tribù, in particolare molte di quelle appartenenti ai generi <i>Calicotome</i>, <i>Cytisus</i>, <i>Genista</i>, <i>Spartium</i> e <i>Ulex</i>.</p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1286\nCached time: 20170310150911\nCache expiry: 2592000\nDynamic content: false\nCPU time usage: 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<b>Lacryma Christi</b> (o <b>Lacryma Christi del Vesuvio</b>, o <b>Vesuvio</b>) è un vino DOC campano.<br></p>\n\n\n<!-- \nNewPP limit report\nParsed by mw1280\nCached time: 20170310151559\nCache expiry: 2592000\nDynamic content: false\nCPU time usage: 0.040 seconds\nReal time usage: 0.064 seconds\nPreprocessor visited node count: 275/1000000\nPreprocessor generated node count: 0/1500000\nPost‐expand include size: 4503/2097152 bytes\nTemplate argument size: 406/2097152 bytes\nHighest expansion depth: 9/40\nExpensive parser function count: 0/500\nLua time usage: 0.018/10.000 seconds\nLua memory usage: 1.35 MB/50 MB\n-->\n<!--\nTransclusion expansion time report (%,ms,calls,template)\n100.00% 56.159 1 Template:Vino\n100.00% 56.159 1 -total\n 96.36% 54.116 1 Template:Infobox\n 48.36% 27.159 1 Template:Immagine_sinottico\n 5.95% 3.339 1 Template:Bandiera\n 3.58% 2.011 1 Template:Campo_elenco\n 2.28% 1.280 7 Template:Naz/ITA\n 1.91% 1.071 1 Template:Pipetrick\n-->\n</div><a 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Parchi italiani I - Il Parco Nazionale del Vesuvio

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